Mercati: geopolitica, utili e inflazione

Aggiornamento dai mercati finanziari: negoziati tra USA e Iran, prezzo del petrolio e crescita in Cina.

Mercati: geopolitica, utili e inflazione
Photo by Austin Hervias / Unsplash

Ciao a tutti, rieccoci qui. Preparate il caffè forte, perché questa settimana sui mercati sembra di stare sulle montagne russe con la cintura di sicurezza un po' allentata. Tra diplomazia ad alta tensione, i "pezzi grossi" di Wall Street che aprono i forzieri e l'ombra dell'inflazione che non ne vuole sapere di andare in pensione, c'è parecchio di cui parlare.

Mettetevi comodi, andiamo a vedere cosa bolle in pentola e, soprattutto, come tutto questo tocca le nostre tasche.

Islamabad: pace, petrolio o "pura follia"?

Partiamo dalla notizia che sta facendo sudare freddo i trader di tutto il mondo: i colloqui tra Stati Uniti e Iran a Islamabad. Siamo in un momento che definire "delicato" è un eufemismo. C'è un cessate il fuoco di due settimane che sta in piedi con lo scotch, e questo incontro in Pakistan è il classico "dentro o fuori".

Da una parte abbiamo gli USA con il Vicepresidente JD Vance e un piano in 15 punti che dice sostanzialmente: "Chiudete il programma nucleare e riaprite lo Stretto di Hormuz". Dall'altra, l'Iran risponde con 10 punti chiedendo garanzie di sicurezza e il diritto di arricchire l'uranio.

Perché ci interessa? Semplice: il petrolio. Se i colloqui falliscono, il Presidente Trump ha già fatto capire che non userà i guanti di velluto, minacciando colpi duri alle infrastrutture iraniane.

Abbiamo già visto il Brent ballare vicino ai 110 dollari al barile. Se la situazione precipita, indovinate cosa succede al prezzo della benzina e, a cascata, a tutto il resto? Esatto: inflazione che riparte al galoppo.

Al momento il mercato sta "sperando" in una de-escalation, ma la tensione si taglia con il coltello.

Andamento del prezzo del petrolio nell'ultimo anno

Wall Street apre i forzieri: arrivano le trimestrali

Mentre i diplomatici litigano, lunedì scatta ufficialmente la stagione delle trimestrali (la Earnings Season) negli Stati Uniti. Si parte come sempre con le grandi banche, che sono un po' il termometro della salute economica.

Le aspettative sono incredibilmente alte. Gli analisti prevedono una crescita degli utili del 13,2% per il primo trimestre del 2026. Se confermato, sarebbe il sesto trimestre consecutivo di crescita a doppia cifra. Anche i ricavi dovrebbero salire del 9,7%, il ritmo più alto dal lontano 2022.

In soldoni: le aziende americane sembrano macchine da soldi, ma attenzione. Quando le aspettative sono così alte, basta un piccolo passo falso, una guidance meno ottimista o un margine leggermente più stretto, per far scattare le vendite. Per noi piccoli investitori, questo è il momento di guardare se i profitti sono reali o se sono solo frutto di aumenti di prezzo selvaggi.

L'Inflazione alla spina: il PPI e la sfida cinese

Questa settimana avremo anche i dati sul PPI (Producer Price Index) americano. Per chi non mastica pane e finanza ogni giorno: il PPI misura l'inflazione "all'ingrosso", ovvero quanto costa ai produttori creare i beni che poi noi compriamo.

Se i costi per le aziende salgono, prima o poi quei costi arriveranno sullo scontrino del supermercato. Con la CPI (l'inflazione al consumo) che ha già mostrato segni di accelerazione, il PPI ci dirà se la pressione sta diminuendo o se dobbiamo prepararci a nuovi rincari.

E poi c'è la Cina. Pechino si aspetta una crescita del PIL tra il 4,5% e il 5% per il 2026. Sembra tanto, ma per il dragone cinese è quasi il minimo sindacale.

La cosa curiosa? Mentre noi combattiamo con i prezzi che salgono, in Cina i prezzi alla produzione sono in deflazione da quasi 40 mesi. Stanno cercando di spingere i consumi interni perché il settore immobiliare continua a scricchiolare.

Tasso di crescita trimestrale del PIL cinese

Che fare, quindi?

La situazione è complessa, inutile girarci intorno. Abbiamo un cocktail esplosivo di geopolitica in Medio Oriente, euforia da utili a Wall Street e banche centrali che guardano i dati sull'inflazione come falchi.

Come investitori, la regola d'oro resta sempre la stessa: non rincorrere il rumore.

  • Se il petrolio schizza per una minaccia su X (o come si chiamerà nel 2026), non correte a comprare titoli energetici a occhi chiusi.
  • Se le banche deludono lunedì, non pensate che sia la fine del mondo.

Il mercato sta cercando una direzione. Tra una minaccia di Trump e un dato cinese, la volatilità sarà la nostra compagna di viaggio. Tenete d'occhio i fondamentali e non dimenticate che, nel lungo termine, sono gli utili reali delle aziende a guidare i prezzi, non i tweet o i cessate il fuoco temporanei.

Ci sentiamo presto, restate sintonizzati e occhio al portafoglio!

Dom

Disclaimer: Le informazioni contenute in questo post hanno scopo informativo e non devono essere interpretate come sollecitazione all’investimento. Ogni decisione è sotto la vostra piena responsabilità.