Il prezzo dei carburanti in Italia: da cosa dipende davvero?

Prezzo dei carburanti alle stelle. Ma c'entra solo il petrolio?

Il prezzo dei carburanti in Italia: da cosa dipende davvero?

Hello Folks,

oggi spariamo sulla croce rossa, non ci basta piangere quando andiamo a fare rifornimento, vogliamo anche capire perché diavolo la benzina (o il gasolio) costano così tanto e cosa (o meglio quanto) c’entra il benedetto petrolio in tutta la faccenda.

Giusto per essere masochisti, ricordiamo che ad oggi, 3 aprile 2026, il prezzo medio della benzina in Italia è di 1,76€ e quello del gasolio 2,09€ (fonte Mimit), NONOSTANTE il governo abbia temporaneamente tagliato le accise di 25 centesimi di euro per benzina e gasolio e di 12 centesimi di euro per il GPL, almeno fino al 7 aprile. Questo significa che, in assenza di questi tagli, i prezzi sarebbero 2€ per la benzina e 2,34€ per il gasolio 😮

Ma da cosa dipende davvero il cosiddetto costo alla pompa, ovvero quel magnifico numero che, moltiplicato per il numero di litri che dovete pompare nei serbatoi delle vostre efficientissime auto è uguale al mutuo che la banca deve concedervi 😀

Composizione del prezzo alla pompa

Il prezzo del carburante, in Italia, si divide in 3 macro componenti. Vediamole per bene una alla volta.

Materia prima e raffinazione

Qui troviamo innanzitutto il costo del petrolio greggio, che nel nostro caso è il Brent, ovvero il petrolio estratto nel Mare del Nord.

Andamento del prezzo del Brent

Il prezzo del petrolio, lo vedremo più avanti, dipende da una combinazione di fattori lato domanda (quanto ne serve) e offerta (quanto ne viene prodotto)

Costi di raffinazione e logistica

Qui entrano in gioco le raffinerie (quegli enormi impianti amici dell’ambiente) e i sistemi di trasporto.

Le raffinerie appartengono in alcuni casi ai grandi gruppi petroliferi, come Eni, che gestiscono la fase downstream di tutto il processo petrolifero, oppure sono operate direttamente da società specializzate, mi viene in mente la Saras fondata da Angelo Moratti (conosciuto per lo più nell’ambiente calcistico in Italia).

Ovviamente la raffinazione è un processo industriale costoso, soprattutto in termini di costi fissi di gestione di questi enormi impianti, e il suo livello, cioè la quantità di petrolio raffinato nei suoi sottoprodotti, impatta ovviamente sui prezzi di raffinazione totali, così come anche i costi operativi sottostanti tendono a determinare quello che poi sarà il prezzo finito per il distributore).

Ci sono poi i costi logistici, ovvero quelli di gestione del trasporto dalle raffinerie ai distributori locali, che dipendono a loro volta dalla capacità di mezzi, dal costo stesso dei carburanti che questi mezzi utilizzano, dal costo di manutenzione dei mezzi e dei lavoratori che li operano, ecc.

Questi costi sono rappresentati da un indice che si chiama crack spread (no, non è quello che si fuma 😀) e rappresenta appunto la differenza tra il prezzo del prodotto raffinato e il prezzo del petrolio grezzo e rappresentano tipicamente, in condizioni normali, circa il 15-30% del costo del prodotto già raffinato, con il petrolio che quindi rappresenta la restante parte.

Future del crack spread sul gasolio europeo

Cosa vediamo qui? che il costo di raffinazione “esplode” durante le crisi geopolitiche, guerra in Ucraina prima, guerra in Medio Oriente poi, perché la capacità di raffinazione diminuisce (impianti distrutti o fermati, rischi per la produzione, ecc.)

Margini industriali delle compagnie di raffinazione

Già inclusi nel crack spread, i margini delle compagnie sono generalmente percentualmente stabili, ma è chiaro che ogni società può trarre profitto da situazioni di disruption delle catene di fornitura, quindi anche questi incideranno sul computo finale.

Margini dei rivenditori finali

Il buon caro vecchio “benzinaio”? Ovviamente deve mangiarci anche lui, quindi non dimenticate anche il suo di margine (che ovviamente coprirà anche parte dei costi di funzionamento della stazione di distribuzione).

Accise

Eccoci qui, sin dai tempi delle campagne colonialiste italiane ci accompagnano le care ed affezionate accise sui carburanti. No, non è uno scherzo. Servivano inizialmente per finanziare le spedizioni in Somalia ed Eritrea, ma mentre quelle spedizioni sono un ricordo lontano scritto sui libri di storia, le accise sono il presente e sicuramente il futuro.

Sono fisse per litro di carburante venduto e quindi (furbacchioni) non variano al variare del prezzo del petrolio.

Dal primo gennaio 2026 le accise sono le seguenti (non si considera quindi la provvisoria diminuzione delle accise con il recente decreto in proposito):

  • Benzina 0,67290 €/l
  • Gasolio 0,67290 €/l
  • GPL 0,14727 €/l

La loro incidenza è di circa il 35-40% sul prezzo finale del carburante.

IVA

Infine l’Iva (non Zanicchi), quella mitica tassa sul valore aggiunto dedicata ai consumatori finali. L’IVA si applica al costo della materia prima, alla raffinazione, ai margini, a tutto insomma meno che sulle accise ovviamente…ah no, anche sulle accise, a quanto pare!

Ebbene si, una tassa sulla tassa, una magia tutta italiana 🎩

Scherzi a parte, visto che purtroppo è tutto vero, l’aliquota che si applica è quella del 22% e l’incidenza finale sul prezzo finale è tra il 15 e 20%.

Correlazione con il prezzo del petrolio

Quanto incide davvero il petrolio?

Da quello che abbiamo detto si evince quindi che il prezzo del petrolio è correlato si al prezzo alla pompa, ma non perfettamente, perché, lo ribadiamo

  • è solo una parte del prezzo totale;
  • le accise restano fisse anche al cambiare del prezzo del petrolio al litro;
  • l’IVA amplifica tutte queste variazioni.
Stima del prezzo del petrolio già raffinato in Gasolio

Trasmissione dei prezzi

Quando il petrolio:

  • Sale → i prezzi alla pompa aumentano abbastanza rapidamente
  • Scende → i prezzi calano più lentamente (fenomeno percepito come “asimmetria”)

Questo dipende da:

  • tempi di approvvigionamento;
  • scorte già acquistate a prezzi più alti;
  • strategie commerciali.

BELLA FREGATURA.

I principali driver economici

Prezzo del petrolio (domanda/offerta globale

Il petrolio, ne abbiamo già parlato diverse volte in questo articolo, è guidato da:

  • decisioni dell’OPEC (Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio);
  • crescita economica globale (più crescita -> più domanda, soprattutto se a crescere sono le economie in via di sviluppo più dipendenti da energia fossile);
  • crisi geopolitiche (guerre, sanzioni).

Tasso di cambio euro/dollaro

Eh si, anche lui qui. Il petrolio, come qualsiasi cosa al mondo (quasi), viene comprato in dollari. Di conseguenza se l’euro si rafforza nei confronti del dollaro, a parità di altre condizioni, il petrolio diventa più economico per noi europei. Al contrario, se si indebolisce… 🤕

Andamento del Brent misurato in USD e del Brent misurato in EUR

Negli ultimi 5 anni, ad esempio, il prezzo del petrolio (se misurato in USD) è aumentato del 71,6% mentre quello del petrolio (se misurato in EUR) è aumentato del 75,4%, segno che l’euro si è indebolito nei confronti del biglietto verde.

Capacità di raffinazione

Come accennato prima, a maggiore capacità corrisponde maggiore offerta e quindi prezzi più bassi. Semplificando:

  • Problemi nelle raffinerie → prezzi più alti
  • Domanda stagionale (es. estate) → aumento dei margini

Logistica e distribuzione

Anche la questione logistica (stoccaggio e trasporto) e la distribuzione stessa presso i clienti finali dipende da:

  • costi di trasporto;
  • costi energetici;
  • margini dei distributori, che a loro volta dipenderanno anche dai loro stessi costi.

Politica fiscale (e il governoh che fah?)

Infine loro, i nostri paladini. La loro leva è molto potente visto che impatta per oltre un terzo sul prezzo finale, quindi il prezzo aumenterà o diminuirà a seguito di aumenti o tagli delle accise o dell’IVA, o per altri interventi governativi.

E io pago

Lo diceva il mitico Totò, che alla fine si ritrova a fare i conti con dei costi per i carburanti sempre più alti e con la frustrazione di vedere paesi anche vicini (come la Slovenia) con prezzi più bassi o paesi lontani (come il Venezuela, ad esempio) dove la benzina costa pochi centesimi al litro.

In generale, quando vediamo aumentare il prezzo della benzina, non stiamo pagando solo il petrolio, ma un sistema complesso di tasse, mercati globali e dinamiche economiche. Capirlo è il primo passo per interpretare correttamente l’inflazione che impatta la nostra vita quotidiana.

Anche voi soffrite per i prezzi folli di benzina e gasolio o avete finalmente fatto la scelta di sostituire l’auto con il buon vecchio asino?

Ci sentiamo presto,

Dom.