Come creare un portafoglio diversificato
“Non mettere tutte le uova nello stesso paniere”. Scommetto che hai già sentito questa frase almeno un milione di volte. È il classico consiglio della nonna che, guarda caso, si adatta alla perfezione anche al mondo dei mercati finanziari.
Eppure, nonostante sia la regola d'oro dell'investimento, molti piccoli risparmiatori continuano a scordarsela, finendo per farsi molto male quando i mercati decidono di fare le montagne russe.
Oggi facciamo due chiacchiere su come funziona davvero la diversificazione e su come puoi usarla per ridurre il rischio del tuo portafoglio, senza bisogno di una laurea in economia o di passare le giornate davanti ai grafici.
Il rischio: quel compagno di viaggio che non puoi eliminare (ma puoi gestire)
Partiamo da un concetto base, ma fondamentale: nel mondo degli investimenti il rischio zero non esiste. Chiunque ti prometta un rendimento sicuro senza alcun rischio ti sta, molto semplicemente, prendendo in giro. Il rischio è il prezzo che paghiamo per far crescere i nostri risparmi nel tempo.
Tuttavia, non tutti i rischi sono uguali. Nel gergo dei professionisti si parla di rischio "sistematico" (quello che colpisce tutto il mercato, come una crisi economica globale o un'impennata improvvisa dell'inflazione) e rischio "specifico" o "idiosincratico".
Quest'ultimo è il rischio legato a una singola azienda o a un singolo settore. Ad esempio, se investi tutti i tuoi soldi nell'azienda X e domani esce la notizia che l'amministratore delegato è scappato con la cassa, il titolo crolla e tu perdi una fortuna.
Ed è proprio qui che entra in gioco la diversificazione. Non possiamo eliminare il rischio del mercato in generale, ma possiamo quasi azzerare il rischio specifico. Come? Vediamolo insieme.
I tre pilastri per diversificare sul serio
Diversificare non significa comprare dieci azioni diverse a caso. Se compri dieci titoli tecnologici americani, non sei diversificato: sei solo esposto al settore tech in un unico paese. Se il settore tech va in crisi, il tuo portafoglio cola a picco.
Una vera diversificazione si muove su tre livelli:
- Diversificazione per asset class (Azioni vs Obbligazioni vs Materie Prime): è il primo passo. Significa dividere il proprio denaro tra mercati diversi. Le azioni servono a far crescere il capitale nel lungo termine, ma sono volatili. Le obbligazioni tendono a essere più stabili e offrono un flusso di cassa periodico (le cedole). Le materie prime o l'oro possono fungere da protezione in momenti particolari. Trovare il giusto mix tra queste componenti è la chiave per dormire sonni tranquilli.
- Diversificazione geografica: l'economia globale non viaggia tutta alla stessa velocità. Se l'Europa rallenta, gli Stati Uniti potrebbero correre, e i mercati emergenti potrebbero fare ancora meglio. Investire a livello globale ti permette di non legare il destino dei tuoi risparmi alle sorti di un unico paese.
- Diversificazione settoriale: tecnologia, salute, beni di consumo, energia, finanza... ogni settore risponde in modo diverso alle fasi dell'economia. Quando l'economia tira, i settori tecnologici o industriali volano; quando le cose si fanno difficili, i beni di prima necessità (come i supermercati o le aziende farmaceutiche) tengono botta perché la gente continuerà comunque a mangiare e a curarsi.
Il segreto magico: la correlazione (e perché ti serve un portafoglio "anticiclico")
Per capire come far funzionare la diversificazione dobbiamo introdurre un concetto molto semplice: la correlazione. In parole povere, la correlazione ci dice come si muovono due investimenti l'uno rispetto all'altro.
- Se due titoli si muovono sempre nella stessa direzione, hanno una correlazione positiva.
- Se si muovono in direzioni opposte, hanno una correlazione negativa.
Il segreto per ridurre il rischio è mettere insieme nel proprio portafoglio elementi che non si muovono in perfetta sintonia. Ti faccio un esempio pratico che abbiamo vissuto tutti sulla nostra pelle di recente: l'aumento del prezzo delle materie prime e del petrolio.
Quando il petrolio sale, per la maggior parte dell'economia sono dolori. Benzina più cara, costi di trasporto alle stelle e, alla fine della fiera... inflazione! L'inflazione alta costringe le banche centrali ad alzare i tassi d'interesse (purtroppo lo sa bene chi ha un mutuo a tasso variabile), e questo scenario di solito fa scendere i prezzi delle azioni e delle obbligazioni generaliste, perché i mercati soffrono l'aumento dei costi e si aspettano rendimenti più alti per compensare il carovita.
In uno scenario del genere, se il tuo portafoglio è fatto solo di azioni tradizionali, vedi i tuoi investimenti andare in rosso. Ma cosa succede se all'interno del portafoglio hai inserito una quota di titoli legati all'energia o alle materie prime?
Succede che, mentre il resto del mercato soffre, le aziende energetiche vedono i loro margini aumentare e i loro profitti decollare. Questi titoli si muovono in modo anticiclico rispetto al resto dell'economia, agendo come una vera e propria polizza assicurativa.
I guadagni della componente energetica vanno a compensare, almeno in parte, le perdite delle altre azioni. Questo è il potere della diversificazione.
Come diversificare il rischio nella pratica (senza impazzire)
A questo punto potresti pensare: "Bello, ma per fare tutto questo devo mettermi a studiare i bilanci di centinaia di aziende in giro per il mondo?". La risposta è un grande e rotondo NO.
Oggi noi piccoli investitori abbiamo a disposizione uno strumento fantastico e democratico: gli ETF (Exchange Traded Funds). Si tratta di fondi d'investimento che replicano un intero indice di mercato e si comprano in borsa proprio come se fossero delle normali azioni, ma con costi di gestione bassissimi.
Invece di comprare la singola azione della compagnia petrolifera, o della multinazionale tech, rischiando di indovinare quella sbagliata, con un solo ETF puoi comprare un intero paniere che contiene centinaia o migliaia di aziende sparse in tutto il mondo.
Esistono ETF globali che coprono l'azionario mondiale (i classici MSCI World) ed ETF settoriali se vuoi dare un peso maggiore a comparti specifici, come l'energia o la tecnologia, per bilanciare il tuo portafoglio.
Usando gli ETF, con pochissimi strumenti (a volte ne bastano due o tre) puoi costruire un portafoglio super diversificato, globale e resistente agli urti.
Occhio alla trappola: i rischi non spariscono del tutto
Attenzione, però, a non cadere nell'errore opposto. Diversificare serve a ridurre la volatilità e a proteggerti dai disastri, non a farti diventare ricco in una notte. Se diversifichi molto, i tuoi rendimenti tenderanno a seguire la media del mercato: non farai il "+1000%" che magari fa la singola azione di moda del momento, ma eviterai anche di fare il "-90%".
Inoltre, ricorda che i mercati sono ciclici e altamente volatili. Anche il settore più solido o la materia prima più richiesta attraversa periodi di vacche magre.
Quando i prezzi scendono, i costi fissi delle aziende rimangono alti e i profitti possono trasformarsi in perdite temporanee. La diversificazione mitiga questi scossoni, ma serve sempre il tempo: investire con un orizzonte temporale di lungo termine è l'unico vero modo per permettere alla diversificazione di fare il suo lavoro.
Tiriamo le somme
Investire con successo non significa indovinare quale sarà l'azione che raddoppierà il suo valore il mese prossimo. Quella è una scommessa, non un investimento. Investire significa capire in che fase del ciclo economico ci si trova, accettare che il futuro è imprevedibile e preparare il proprio portafoglio a qualsiasi scenario.
Inserire nel proprio mix elementi diversi, che rispondono in modo differente agli stimoli dell'economia (come l'inflazione o i tassi d'interesse), ti permette di affrontare i momenti di tempesta finanziaria senza farti prendere dal panico.
Costruisci la tua strategia, diversifica a livello globale, usa strumenti semplici come gli ETF e, soprattutto, dai tempo al tempo. Il tuo portafoglio (e il tuo fegato) ti ringrazieranno.
Ci sentiamo presto,
Dom